Novena Santa Teresa d’Avila

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Primo giorno (6 ottobre)

Non affannatevi per i beni temporali!

“Quando vedo persone particolarmente progredite nella perfezione, distaccate da tutto e piene di coraggio, le amo molto.

Sono quelle con cui vorrei trattare, perché credo che mi siano d’aiuto.

Vorrei trovare persone che m’incoraggino a non avere alcuna preoccupazione del cibo e del vestito, lasciandone la cura a Dio.

Se parlo di lasciare a lui la cura di ciò che mi è necessario, non intendo esonerarmi dall’obbligo di procurarmelo, ma solo -ripeto- di non farlo in modo che ciò costituisca per me una preoccupazione”

Le parole di Santa Teresa fanno pensare a quello che Gesù stesso ci dice nel Santo Vangelo: non affanniamoci per il cibo, il vestito… di queste cose si preoccupano “i pagani”, noi invece siamo nelle mani di un Padre, DEL PADRE, che sa ciò di cui abbiamo bisogno (Mt, 6).

Come ci spiega anche Teresa, dottore della Chiesa, questo non vuol dire smettere di impegnarsi per ottenere il necessario, San Paolo stesso lo dice: “chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Ts 3,10), ma uscire dall’ottica di “ansia” interiore, psicologica, mentale per questi beni.

L’affanno può forse ottenerci le cose materiali o la risoluzione dei nostri problemi?

No, l’unica cosa fattibile, in queste situazioni, è affidarsi a Dio, certi che, se ci priva di una qualche cosa, se impedisce la realizzazione di certi nostri desideri, progetti, iniziative, è solo per il nostro maggior bene, anche se magari non lo comprendiamo da subito!

“Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33)

 

Secondo giorno (7 ottobre)

Nelle “privazioni spirituali” affidarsi a Dio!

“A volte mi succede di veder sparire da me e cancellarsi perfino dalla mia mente, per la durata di tre, quattro o cinque giorni, tutti i buoni sentimenti, i fervori, le visioni e, pur facendo ogni sforzo, di non riuscire ad avere consapevolezza che ci sia stato in me alcunché di buono.

Mi sembra di essere pronta a lottare contro tutti quelli che vogliano contraddirmi.

Ecco il cumulo delle amare sensazioni che provo, né io chiedo a Dio di trarmi fuori da questo stato, ma di lasciarmi sempre in esso, se tale è la sua volontà, purché mi tenga con la sua mano, onde evitarmi di offenderlo.

E mi uniformo al suo volere di tutto cuore, felice di riconoscere che è per la sua immensa misericordia se non mi trovo sempre in questo stato”.

Ieri Santa Teresa ci ha dato un prezioso consiglio per aggirare lo “scoglio” degli affanni materiali… oggi ce ne da’ un’altro per sviare da quelli… spirituali!

Anche se siamo seriamente impegnati nel nostro cammino di amicizia con Gesù, non siamo esenti da momenti di “fiacchezza” spirituale, siano essi dovuti alle nostre indisposizioni fisiche o effettivamente permessi da Dio come “prova” per saggiare la nostra fede.

Quando ci vediamo privi di ogni forza per resistere a queste nostre debolezze, quando non riusciamo a reperire in noi una briciola di “bene”, pensiamo che, qualunque ne sia la causa, il nostro “guadagno” può essere il medesimo: dimostrare a Dio che Lo amiamo anche in questi stati così penosi per l’anima.

Se lo facciamo, non solo Gli diamo una effettiva e grande prova del nostro amore, ma anche della nostra obbedienza: ci uniformiamo alla Sua volontà, chiedendogli non di liberarci subito, come noi vorremmo, ma “Padre, sia fatta la tua volontà…” ma non lasciarci cadere in questa tentazione che ci affligge!

 

Terzo giorno (8 ottobre)

Le privazioni ci fanno aggrappare all’Unico Sostegno!

“Fin qui mi sembrava di avere bisogno degli altri e avevo più fiducia negli aiuti del mondo.

Ora, invece, mi rendo chiaramente conto che tutti gli uomini sono come rametti di rosmarino secco ai quali non possiamo appoggiarci con sicurezza, perché si rompono al minimo peso di contraddizioni e di critiche.

Per cui ora trovo che il vero rimedio per non cadere è quello di aggrapparsi alla croce e confidare in colui che vi è stato inchiodato.

Lo considero il vero amico, e ciò mi dà un tale senso di padronanza che mi sembra di poter resistere a chiunque si levi contro di me, purché Dio non mi manchi”.

Implicitamente, con queste parole, Santa Teresa ci spiega un po’ della… pedagogia divina!

Perché il Signore a volte ci tiene come “incatenati” alle privazioni materiali o spirituali?

Perché, in altri casi, alterna fasi in cui nulla ci manca, a brevi periodi in cui sembra che tutto ci venga ad essere assente nella nostra vita?

E’ il “metodo” che Dio utilizza per fare in modo che le anime si attacchino a Lui solo: ecco che allora viene giù un diluvio di incomprensioni, per cui sembra che nessuno (o quasi) sembri comprendere il nostro stato di pena, oppure non si riesce a trovare alcuno in grado di offrirci un aiuto anche materiale…

In queste circostanze, in un certo senso, siamo “costretti” all’isolamento.

Isolamento “umano”, in cui ricorriamo a Dio… rivolgendogli suppliche, preghiere, esponendogli i nostri sentimenti.

Dio ci conduce per la via misteriosa del dolore ad aggrapparci veramente a Lui solo, alla sua croce!

Ecco il perché delle nostre sofferenze!

 

Quarto giorno (9 ottobre)

Aggrapparci Dio non deve però farci isolare totalmente da tutti!

“Prima di capire così chiaramente questa verità solevo desiderare molto di essere amata; ora non me importa nulla.

Anzi mi sembra, sotto un certo aspetto, che ciò mi riesca importuno, fatta eccezione per coloro con i quali parlo della mia anima o ai quali penso di essere utile: i primi perché mi sopportino, e gli altri perché siano più propensi a credere ciò che dico loro circa la vanità del mondo”.

Santa Teresa ci ha spiegato ieri il metodo che Dio utilizza per condurre le anime ad aggrapparsi alla Sua Croce, oggi ci dice tuttavia che il nostro attaccamento a Dio Solo, non va inteso come chiusura totale agli affetti del mondo.

No, semplicemente occorre passare da un amore “sbagliato” in cui pensiamo che gli altri siano il rimedio ai nostri mali, a quello in cui comprendiamo che solo Dio possa capirci fino in fondo, donarci aiuto ed amarci sempre in maniera “immutabile”.

In quest’ottica, le persone che ci circondano vanno amate in quanto anche loro sono… un riflesso della bontà divina, anche loro sono fatte ad immagine e somiglianza del Creatore, e possiamo ricevere e donare vicendevolmente qualcosa della bontà di Dio gli uni agli altri.

In particolar modo, Santa Teresa fa riferimento a due categorie di persone: da un lato quelle con cui si confida sullo stato del proprio spirito.

In questo caso, voler essere amati non è un male in sé, se non lo si faccia col segreto intento di essere colmati di lodi… o di commiserazione.

Al contrario, l’amore, in questo caso, alimenta una “sana compassione” nei momenti della prova ed è anche di sostegno nell’andare con fiducia a Dio, proprio in quei momenti in cui la tentazione di scoraggiamento si fa più forte!

Senza l’amore, difficilmente ci si “sopporta” reciprocamente in certe fasi di grande pena, quando diventiamo una… lamentela continua, quando siamo intrisi in ogni nostro discorso, gesto, espressione di pessimismo e di abbattimento!

La seconda categoria di persone enunciata da Teresa è quella di coloro ai quali si possa essere utili: potremmo pensare ad amici o parenti che non abbiano ancora ben compreso la caducità di tutte le cose umane, mondane, materiali.

Farsi vedere in uno stato di privazione fisica, materiale, spirituale, mentre di norma ci vedono “floridi” e allegri, raccontare loro le nostre esperienze, può essere di stimolo per far comprendere a questi nostri fratelli che tutti possiamo attraversare, come Giobbe, il passaggio da una condizione di solidità e ricchezza (a 360 gradi!) ad una situazione di incertezza, instabilità, precarietà, addirittura POVERTA’ TOTALE.

Se queste persone ci amano veramente, la nostra stessa esperienza di vita li porterà a rimanerci accanto anche in queste fasi di estremo bisogno e debolezza… e li spingerà a riflettere sulla mutevolezza delle cose… e forse, da questo, il passo ad una conversione del cuore ulteriore, sarà breve!

L’amore… ha molti modi per correggere l’amato e per migliorarlo!

 

Quinto giorno (10 ottobre)

Se la vita è spesso “aridità”, in cosa sta il profitto?

“All’orazione udii queste parole: Finché si vive, il profitto non sta nel cercare di godere maggiormente di Me, ma nel fare la mia volontà”.

Questa è la… sentenza secca di Gesù a Santa Teresa.

Secca: poche parole, un concentrato di VERITA’.

Santa Teresa ci ha detto che anche i grandi santi attraversano forti momenti di aridità, debolezze, incomprensioni.

Ci ha insegnato anche quali siano i profitti che possiamo trarne… ora Gesù stesso ci dice quale sia il “profitto dei profitti”: fare la Sua volontà!

Si potrebbe pensare ad un esempio banalissimo: se il capoufficio ci chiede di svolgere, per un mese intero, un lavoro differente dal nostro solito e che non ci piace affatto, ma che comprendiamo di dover fare per obbedienza al nostro superiore… forse lo stipendio ci verrà a mancare?

Al contrario, anche quella mansione differente ci sarà motivo di giusta retribuzione… e forse, il capoufficio, considerando la nostra buona volontà, ci darà anche un… premio produttività!

Così fa spesso il Signore: ci spinge a fare, a volte, le cose controvoglia, senza gusto sensibile, ma non di rado, alle grandi aridità, fa seguito una pace maggiore a quella sperimentata prima ed un amore più grande verso di Lui, nostro unico bene!

Sì, Gesù sa ripagare il lavoro con molti… buoni premi!

 

Sesto giorno (11 ottobre)

Nessuno si perderà senza saperlo! Approfittiamo degli “avvertimenti” della coscienza!

“Figlia mia, la luce è molto diversa dalle tenebre.

Io sono fedele.

Nessuno si perderà senza saperlo.

S’ingannerà chi si ritenga sicuro a motivo delle consolazioni spirituali.

La vera sicurezza sta nella testimonianza della buona coscienza, ma nessuno pensi di poter vivere nella luce con le sole sue forze, così come non potrebbe evitare il sopraggiungere della notte, perché la grazia è opera mia.

Il mezzo migliore per trattenere la luce è capire che essa viene da me e che l’anima è del tutto impotente a tale riguardo.

Infatti, anche se ne gode, basta che per un attimo io mi allontani, perché si faccia notte.

La vera umiltà consiste, per l’anima, nel conoscere quello che essa può e quello che posso io”

(Gesù a Santa Teresa)

 

Non facciamoci scoraggiare se, nella nostra vita, i momenti di buio superano quelli del godimento.

Facciamo la volontà di Dio, Gli chiediamo di sorreggerci nel momento della prova, ci aggrappiamo al Crocifisso, ci confidiamo con dei buoni amici e cerchiamo di far comprendere a chi ancora è zoppicante, che nella vita solo Dio è immutabile.

Questo ci ha insegnato, fin qui, Santa Teresa.

Ora Gesù dice a lei, e dice anche a noi, che non dobbiamo temere di uscire dalla Sua via, se ci abbandoniamo a Lui ed in Lui.

Se in tutto quello che facciamo la nostra coscienza si sente “a posto”, se temiamo di offendere Dio, allora non possiamo sbagliare.

Chi comincia a prendere strade diverse da quelle del Signore, almeno finché non è completamente (purtroppo) radicato nel male, sente i rimorsi di coscienza.

Capisce che sta sbagliando, che va contro il volere divino…

Se ci dovesse allora capitare la “sfortuna” di avere rimorsi di questo genere, non lasciamoci spaventare oltre misura: prendiamoli come l’avvertimento che il Signore ci consente di avere per ritornare sulla retta via, perché, come dice a Santa Teresa, “nessuno si perderà senza saperlo”.

Siamo in tempo per riprendere il giusto cammino!

Se invece la nostra coscienza è tranquilla e ci sentiamo veramente piccoli, peccatori, davanti agli occhi di Dio, non temiamo, facciamoci portare da Lui come un bimbo nelle braccia della Mamma!

 

Settimo giorno (12 ottobre)

Stimoliamo la devozione con la bellezza!

“Avendo letto in un libro che tenere immagini di ricercata bellezza è indice d’imperfezione, volevo disfarmi di una che avevo nella cella.

Anche prima di leggere questo mi sembrava che la povertà imponesse di non averne alcuna, e non di carta, ma dopo tale lettura, non avrei ormai più voluto averne altre che così.

E, mentre ero ben lontana dal pensarvi, udii dirmi che non era, la mia, buona mortificazione e, insieme, chiedermi se fosse migliore la povertà o la carità: poiché l’amore era quanto vi fosse di meglio, non dovevo privarmi, né privare le mie consorelle di nulla che potesse ravvivarlo nei nostri cuori; il libro si riferiva ai molti ornamenti delle immagini, non alle immagini stesse; l’astuzia del demonio era proprio di togliere i mezzi utili a stimolare la pietà.

I miei cristiani, figlia mia, mi fu detto, ora più che mai devono fare il contrario di quanto fanno”.

Questo consiglio che Gesù stesso diede in forma di locuzione interiore a Santa Teresa, non è collegato rispetto a quanto la nostra carmelitana ci ha detto fin qui.

Al contrario… vi si ricollega e poi va… oltre!

Si ricongiunge ai discorsi precedenti perché ci fa pensare a come stimolare la devozione nei momenti di aridità, in cui ci sembra di essere abbandonati da tutti ed anche di non sentire più Dio.

E’ come in caso di assenza dell’amato… cosa si fa, di norma, in quella situazione?

Si prende una foto della persona cui si vuol bene, si sceglie la più bella, la si pone magari in una cornice bella, ma non eccessivamente “pomposa” che distolga lo sguardo dalla persona ritratta… ed osservando quella foto si alimenta, attraverso il ricordo e l’immaginazione, l’amore che sentiamo.

Ci pare che quella persona ci manchi di meno…

Ecco, con Gesù va fatta la stessa cosa!

Noi non abbiamo delle Sue vere foto, ma molte opere d’arte che possono aiutarci nel sentirlo più vicino quando è lontano, o nel pregare meglio, con maggiore affetto, se non ci riusciamo senza guardare niente di “materiale”.

Gesù non è contrario, quindi, al possedere un bel “ritratto” che ci stimoli ad amarlo di più!

Oggi ci vediamo spesso circondati di “bruttezza”: già al tempo di Santa Teresa il Signore metteva in guardia dalle cose brutte, che impediscono a tante anime di rintracciare un segno di Dio anche nelle cose materiali da Lui create.

Facciamo il contrario di quanto fanno già troppi cristiani: DIFENDIAMO IL BELLO, SEGNO DELL’UNICO E VERAMENTE BELLO!

 

Ottavo giorno (13 ottobre)

Condividiamo con gli altri!

“Una volta il Signore m’illuminò circa qualcosa che fui felice di comprendere, ma poi, di lì a poco, me ne dimenticai a tal punto che non sono più riuscita a ricordarmi di che si trattasse.

E mentre cercavo di richiamarlo alla mente, sentii dirmi: Sai bene che a volte ti parlo; non tralasciare di scrivere quello che ti dico, perché se anche non gioverà a te, potrà giovare ad altri”.

In questa novena abbiamo ricevuto molto dall’insegnamento di Santa Teresa.

E’ vero che il Signore non ci parla alla stessa maniera con cui si rivolgeva alla monaca carmelitana, attraverso cioè locuzioni interiori, ma ci offre molto ugualmente: il Vangelo, le omelie che ascoltiamo, l’esempio di altre persone… in questa novena ci ha offerto i pensieri della Madre riformatrice dell’Ordine Carmelitano.

Prendere “appunti” su quello che il Signore ci dice può allora voler dire anche comunicare quello che riceviamo attraverso tutti questi vari mezzi, diffondere ciò che abbiamo letto, ascoltato, pensato, il buono che abbiamo ricevuto.

Alcune cose forse per noi non saranno nuove e nemmeno importanti, magari, anzi, ci appariranno “superate” se siamo già ad un “livello superiore” nella vita spirituale.

Questo però non esclude che ad altre persone possano tornare utili quei consigli, quegli scritti, quei pensieri.

Facciamoci apostoli anche in questo senso: comunichiamo quello che, indirettamente, abbiamo ricevuto dal Signore!

 

Nono giorno (14 ottobre)

Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire!

“La vigilia di San Lorenzo, dopo la comunione, mi sentivo così distratta e turbata, da non riuscire a venir fuori da questo stato.

Cominciai a invidiare coloro che stanno nei deserti, sembrandomi che, non vedendo né sentendo nulla, fossero liberi da tali distrazioni.

Udii allora dirmi: T’inganni molto, figlia mia, perché, anzi, le tentazioni del demonio lì sono più forti che altrove.

Abbi pazienza: finché si vive queste son cose inevitabili”.

 

Un proverbio dice: “Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire”.

Ora, riportando l’espressione all’esperienza spirituale, si potrebbe dire che le tentazioni siano il bisturi dell’anima, che a furia di incidere, aggiungere, togliere, cucire, rendano l’anima sempre più bella, più giovane, più splendente.

Noi ne sentiamo tutto il dolore, perché si tratta di un’operazione chirurgica che avviene senza impiego di anestesia, a volte, allora, sembriamo quasi “invidiare” il nostro stato precedente, o la condizione di altre anime, pensando che siano scappate da tutto e tutti e quindi immunizzate dall’intervento doloroso cui noi ci stiamo lasciando sottoporre.

Gesù, a Santa Teresa, ricorda invece che non è così: a volte noi siamo portati a pensare che la monaca, il frate, persone che hanno scelto la clausura totale, ma anche in generale tutti i religiosi (anche di vita attiva!) siano più distaccati dal rumore del mondo, dalle occupazioni e quindi sentano meno la sofferenza per i tagli di bisturi…

crediamo che abbiano meno occasioni per essere tentati…

 

Così, Santa Teresa, in un momento di forte tribolazione, riteneva che gli eremiti del deserto (in clausura più clausura della sua!) godessero di maggiore “tranquillità” spirituale.

Il Signore le fa capire il contrario: più facciamo in noi il silenzio che lascia parlare Dio, maggiore è il dolore del taglio di bisturi che vuole rendere più bella la nostra anima, proprio perché avviene lontano dal frastuono delle… anestesie!

 

Non ce ne lamentiamo con Dio: ci sono passati tutti i santi, ci passiamo anche noi, nonostante la nostra buona volontà ed anche se metteremo a frutto tutti i consigli ricevuti in questa novena… anzi, a maggior ragione se li metteremo a frutto!

Sappiamo che l’intervento chirurgico avrà però un esito felice, se lasceremo operare l’espertissimo “Chirurgo plastico”: lasciamolo fare, Lui sa dove e come e quando intervenire.

Facciamo in modo che sia Lui a decidere dove “potare” i nostri rami secchi e dove far nascere nuove gemme; noi limitiamoci a renderci strumenti docili… cavie… sotto le Sue sapienti ed esperte mani!

Non siamo affidati ad un chirurgo da strapazzo: Dio è il Medico che da secoli, da millenni, dall’Eternità opera sulle anime per renderle BELLISSIME!

CORAGGIO: Mille anni sono come un giorno per il Signore, e nell’Eternità beata, sarà così anche per noi!

 

Teresa d’Avila, conosciuta anche come Teresa di Gesù, è stata una santa e mistica spagnola. Il suo nome d’origine, infatti, è Teresa Sànchez de Cepeda dàvila y Ahumada.

Nata il 25 marzo 1515 è entrata a far parte dell’ordine delle carmelitane all’età di vent’anni dopo aver intrapreso un percorso interiore piuttosto travagliato. E’ stata anche una delle figure più importanti ai tempi della Riforma cattolica per la sua attività di scrittrice e soprattutto per aver fondato l’ordine delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi. Santa Teresa fu colpita da un grave disturbo fisico dove lamentava svenimenti e dolori cardiologici, guarì però miracolosamente e lei attribuì la guarigione a san Giuseppe, motivo per cui il santo fu scelto anche come patrono dell’ordine. E’ stata definita dalla Chiesa come la “santa dall’eminente dottrina” ed è stata beatificata il 24 aprile 1614, successivamente è stata anche proclamata solennemente Dottore della Chiesa da papa Paolo VI nel 1970.

Come recitare la novena a Santa Teresa d’Avila

La novena è una preghiera seguita dai fedeli e deve la sua particolarità al fatto che la si recita una volta al giorno e per nove giorni consecutivi. Questo sta a simboleggiare il fatto che impegno va preso seriamente perché in caso di interruzione la novena non è ritenuta valida e va ripresa dall’inizio. E’ costituita da un insieme di preghiere, come il Rosario o altre preghiere specifiche e si inizia sempre con il Segno della Croce. La novena dedicata alla figura di santa Teresa d’Avila si recita dal 6 al 14 ottobre. Si compone ogni giorno di meditazione introduttiva breve in cui si ricorda la figura della santa, le sue opere compiute in vita e il fatto che ci si rivolge a lei per chiedere una grazia. Successivamente si recitano nell’ordine: il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre.