Abbazia di Monteortone

Abbazia di Monteortone

I colli Euganei sono uno dei luoghi della salute più famosi d’Italia. Una terra, a sud di Padova, dove dalla pianura si ergono rilievi montuosi di origine vulcanica, dai quali sgorga una fonte d’acqua conosciuta fin dagli antichi romani. E da sempre meta di pellegrinaggi in cerca di conforto fisico. Ma forse non sai che accanto alla salute del corpo, i Colli Euganei offrono anche ristoro per la mente. Per il credente, infatti, una tappa obbligata se ci si trova in zona è il pregevole santuario della Madonna della Salute di Monteortone, in posizione sopraelevata rispetto alla strada, nei pressi di Abano Terme.

La storia della abbazia di Monteortone

Nel 1428 un soldato di nome Pietro Falco decise di ritirarsi in preghiera in questo luogo. Al milite, secondo la leggenda, apparve la Madonna, che gli promise la guarigione di vecchie ferite alle gambe se si fosse bagnato con l’acqua di una vicina fonte. La guarigione avvenne proprio nel luogo predetto dalla Vergine. Non solo, ma il protagonista della vicenda, appena superati i malanni, rinvenne tra i sassi, vicino alla fonte miracolosa, una tavola dipinta che raffigurava la Vergine con Gesù Bambino,

Ai lati c’erano San Cristoforo martire e San’Antonio Abate. La notizia del miracolo si diffuse rapidamente tra la popolazione, che iniziò quindi a recarsi nella località per ammirare la tavola e chiedere la grazia. Alla Vergine di Monteortone, inoltre, venne attribuiva anche la rapida fine della pestilenza, che in quel periodo aveva colpito Padova. Su spinta del popolo, il vescovo di Padova decise di far realizzare un piccolo oratorio, all’interno del quale venne collocato il dipinto ritrovato dal soldato Pietro. Passò poco tempo e un famoso predicatore, fra’ Simone da Camerino, decise di costruire la prima chiesa, con annesso convento ai cui frati sarebbe spettato il compito di custodire la fonte e l’immagine sacra. Nacque così la congregazione degli Agostiniani della Beata Vergine di Monteortone.

L’esterno della chiesa

L’edificio che puoi ammirare oggi ingloba l’originario oratorio. Venne consacrato nel 1435 ma pochi anni dopo un devastante incendio la fece cadere in rovina. Fu riedificata più grande, su disegno di Pietro Lombardo, con riconsacrazione nel 1495. Oggi puoi notare l’imponente costruzione che si presenta a croce latina con tre navate e la facciata tripartita, sulla quale spicca il pregevole portale barocco in pietra bianca di Matteo Allio, risalente al 1667. A sinistra dell’edificio, sul retro, svetta  il campanile in stile gotico con tetto a cuspide. A destra, invece, si accede, tramite una scaletta, alla piccola grotta in muratura dove ebbe luogo la guarigione di Pietro Falco: puoi attingere qui l’acqua calda, proveniente dalla falda termale e ritenuta miracolosa.

L’interno della chiesa

Nella chiesa, nonostante i furti in epoca napoleonica, vi sono ancora notevoli opere d’arte, come la raffinata acquasantiera in marmo, opera di Giovanni Minello. Da vedere anche una Madonna con Bambino, che gli studiosi attribuiscono al pittore Jacopo Parisati di Montagnana e che risale alla fine del XV secolo. L’opera pittorica più notevole della chiesa, tuttavia, non è su tela ma su muro: si tratta del grande affresco, realizzato sempre da Jacopo da Montagnana, che puoi vedere alzando gli occhi verso l’abside, chiuso in alto da una volta a crociera. Al centro dell’affresco è raffigurata l’Assunzione di Maria in Cielo, cui è dedicata la chiesa, con gli apostoli che assistono stupiti all’evento. Sulle pareti laterali vi sono la Nascita della Vergine e l’Apparizione della Madonna a Pietro Falco. Quest’ultima opera presenta un’ambientazione molto realistica del paesaggio dei colli Euganei dell’epoca.

Non mancare di fermarti ad ammirare l’altare maggiore, splendidamente intarsiato con marmi policromi  e risalente al 1683. Un deambulatorio, infine, permette ai pellegrini di passare dietro l’altare per poter ammirare da vicino la venerata immagine di Maria. La visita alla chiesa si completa passeggiando nelle due navate laterali, che si chiudono con cappelle che ospitano due tele risalenti al periodo compreso tra il 1500 e il 1600. Si tratta del “Cristo Risorto che appare alla Maddalena”, realizzato dal pittore Giovanni Battista Bissoni e del “Crocifisso tra i Santi Agostino e Girolamo” opera di Palma il Giovane.